MEDICINA   E  CHIRURGIA EBRAICA   A   CATANIA   PRIMA   DEL   1492
JEWISHMEDICINE AND SURGERYIN CATANIA   BEFORE1492.
Ignazio  Vecchio° , Cristina Tornali°,  Stefano  Di  Mauro°°
°  Dipartimento  di   Scienze  Mediche  e  Pediatriche.
Università di Catania, Azienda Policlinico Vittorio Emanuele
Via Santa Sofia 78,  95125, Catania
                                   °°   Centro   Sefardico   Siciliano,  Sinagoga   di  Siracusa.
Sommario
La  comunita’   ebraica   siciliana,  presente   nell’isola  per  oltre  15  secoli,  ha  espresso  una   tradizione  medica   autorevole   che  annovera  anche  il  primato   di  Virdimura,  donna   ebrea,   medico  a   Catania,  nel  1376,  per  decreto   del  re  di  Sicilia.
La  citta’  etnea  vanta,  inoltre,  grazie   agli ebrei,  una  lunga  tradizione  medica  durata  per  secoli,  che  ha  contribuito  a  rendere  l’isola  prospera   e  famosa  nel  Mediterraneo   fino  al  1492,  anno  dell’espulsione  degli  ebrei   dalla  Sicilia,  per  ordine del  re  spagnolo  Ferdinando II. 
Summay
The community  Jewish Sicilian present on the island for more than 15 centuries, has expressed an authoritative medical tradition that also includes the primacy of Virdimura, a Jewish woman, a doctor in Catania, in 1376, by decree of the king of Sicily.
Catania has also thanks to the Jews, a long medical tradition lasted for centuries, which has helped make the island prosperous and famous in the Mediterranean until 1492, the year of the expulsion of the Jews from Sicily, by order of the Spanish King Ferdinand II .
La  presenza  degli  Ebrei   in Sicilia   durata  circa  15  secoli, dall’epoca  romana al  1492, (1,2,12,15,19)  e’  documenta   sicuramente   da  Gregorio  Magno (540-604 d. C.),all’inizio del Medioevo,(13,14,19)nelle  sue  “Epistole”, alcune  delle  quali  descrivono  gli  Ebrei della Sicilia, le  loro attività economiche  e  sociali  e  la   loro religiosita’.   
I documenti  della  Geniza del Cairo,(15,16,18,21)  ritrovati  alla  fine  del  XIX  secolo,  contengono  dati  sugli  ebrei del bacino mediterraneo  medioevale,   con  riferimenti,  anche   agli ebrei  della Sicilia.
I documenti della Geniza testimoniano anche, il  passaggio dal dominio musulmano a quello normanno    nell’XI  secolo.(15,16).
Numerose sono le  informazioni  relative  alla  presenza   degli  ebrei  in  Sicilia,  nel  periodo  normanno- svevo.(3,15,17).
Sotto  il   regno  di  Federico II  agli ebrei, furono  concessi   privilegi  che  aumentarono, in  seguito,  nel periodo aragonese.(1,3,15).
I documenti  che  testimoniano la presenza  ebraica in Sicilia, nel solo periodo aragonese, (3) sono  più  numerosi  di  quelli relativi   ad  altri  periodi  precedenti.
Gli  Ebrei di  Sicilia   furono  assorbiti, dopo il 1492, anno  della  loro  cacciata  dall’isola, dalle altre comunità   ebraiche   del  Mediterraneo.(18,19,20,22).
E’  certo, comunque,  che  l’arrivo  di ebrei in Sicilia, risale  agli  anni  della  distruzione  del tempio  e  della  “diaspora”,  nel  70  d.C.
Al momento della espulsione  del  1492,  la   comunita’  ebraica   di  Sicilia  era  composta   da  circa   40  mila  abitanti. (4).
Nel  1492, in Sicilia   erano   presenti  circa  cinquanta   giudecche,  quartieri ebraici all’interno delle varie comunità cristiane,veri e propri enti  amministrativi  autonomi. (1, 12,17).
La  popolazione  ebraica di Sicilia  costituiva, nel 1492, circa  il 5% della popolazione,  con  20.000 dei 45.000 mila circa ebrei,  presenti  in  sei città:
Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Agrigento e Trapani. (4,5,12,15).
A  Catania  la  presenza   ebraica  è  documentata  sin  dal  III-IV  secolo  dopo  Cristo. (23).
Gli  ebrei  erano  obbligati  ad  esibire  sugli  abiti   un  segno  distintivo   costituito per  gli   uomini,  dalla  “rotella”,  per  le  donne   dalla  “rindella”.(23)
Essi  inoltre  dovevano  pagare  una  particolare  tassa   personale  aggiuntiva  detta  “gizia”.(23)
La  comunita’  ebraica  catanese,  discriminata  nei  secoli  rispetto  alla  cristiana,  sviluppo’  presto uno  spirito  unitario,  che  contribui’  a  renderla  “specifica”   rispetto   alle  comunita’  cristiane  ed  islamiche.
All’interno  della  citta’  di  Catania,   sia  nell’area  nord  occidentale  che  in  quella  sud  orientale,   la  presenza  ebraica  si  affermo’  al  punto  che  quartieri   importanti   della  citta’  etnea  presero  il  nome  di   “Judecca  suprana”  e  “Judecca  suttana”,  e  la  comunita’  giudea   pote’  costruire   sinagoghe,   dotarsi   di  cimitero  ebraico,  fuori  le  mura  cittadine,  dotarsi   di  un  proprio  “macello”   per  la  lavorazione  delle  carni  in  base  ai  dettami  del  Talmud  e  alla  legge  mosaica.(23).
La  citta’  di  Catania,  grazie  agli  ebrei,  sviluppo,  nel  medioevo,  una  fiorente  attivita’   di  produzione  della  seta.
Insieme  alle  varie  attivita’  commerciali,  di  credito  e  di  artigianato,   gli  ebrei  catanesi  furono  bravi   in  varie  attivita’  professionali,  fra  le  quali   quella  medica  li  rese  famosi  e  rispettati  e  cio’  venne  testimoniato  fra  i  tanti  da  Josef  Abanasia,  primo “Dienchelele”  ossia il giudice supremo di tutti gli ebrei di Sicilia,  per volere  di  re  Alfonso. (22).
Il secondo Dienchelele di Sicilia  fu  il Bonavoglia,  altro  Dienchelele  di  Sicilia  fu  Brachano  de  Xacta .
Tra il 1362  e il 1492, circa 170  ebrei  riuscirono  ad  esercitare  la  professione medica in  Sicilia,  numerosi  dei  quali  a  Catania,  dove   alcuni  riuscirono a diventare persino docenti  del neonato  ateneo  catanese.(22,23).
Molti  medici  ebrei  siciliani  ebbero  modo  di  farsi  apprezzare,  in  caso  di  necessita’,  anche  dalla  comunita’  cristiana  catanese.
Ricordiamo  fra  i  tanti   Giovannuccio  de  Ripa,  medico  anche  del  re  Federico  IV ,  nel  1361, Enrico  Campixano (1424),  ed  Antonio  De   Alexandro  che , nel  1423 ,  rappresento’  la  citta’  di  Catania,  quale  suo  ambasciatore,  alla  corte  del  re  Alfonso  D’Aragona.
Famoso  all’epoca (1374)  fu  anche  Roberto  Bonfiglio,  medico  ebreo,  appartenente   ad  una  rinomata  e  famosa  famiglia  ebrea  catanese.
Famosi  furono  anche  gli  Juveni   che  alla  fine  del  XV  secolo   espressero  anche   tre  docenti  universitari,  chirurghi.
I  “  Magistri   fisici”   autorizzati   ad  esercitare   a  Catania  e  nel    resto  del  regno  di  Sicilia  furono,  nel  periodo  compreso  fra  il   1364  ed  il  1492,  Salomone  da  Catania,  Leone  Masano,  Gaudio  Muxano,  Vitale  Aurifici  e  tanti  altri  che  si  desumono  dai  preziosi  documenti   dell’epoca,  rinvenuti  grazie  al  contributo  di  studiosi  quali  il  Di  Giovanni   ed  i  fratelli   Lagumina.(3,4)
Da questi documenti si risale anche ai nomi dei protomedici esaminatori quali Antonio e Pietro D’alessandro, Enrico De Terrana e De Lo Mendula.
(3,4, 22, 23).
Un Aronne De Sacerdotu, nel 1448, venne autorizzato anche alla preparazione di medicamenti   ( licenza  prima  mai concessa ad ebrei).
Un certo maestro Vita Susan, in Catania,  per l’opera prestata ai poveri della città  etnea,   fu  esonerato   dal   pagamento  dei   locali  tributi (1457).
Una nota particolare  spetta  a  Virdimura,  donna ebrea catanese, moglie di Pasquale de Medico,  che  chiese  ed  ottenne, nel 1376,  dai medici del regno di Sicilia,  l’abilitazione ufficiale ad espletare  ruolo ed arte medica in tutto il regno  di  Sicilia,  soprattutto in favore dei  poveri  e  dei  disabili. (6,7).
Grazie  a  Virdimura  la  citta’   di  Catania  ha  il  primato  storico   di  avere  espresso  la  prima  donna  medico   abilitata  per  legge   ad  esercitare   la  professione  medica  nell’isola.
Anche  a  Bella di Pajia   fu   permesso  l’esercizio dell’arte medica e chirurgica  in  Sicilia,  grazie  all’intervento  della regina   aragonese  Bianca (1414).
Dopo secoli di prestigio  in campo medico, per gli ebrei di Sicilia  privilegi  e  fama cessarono  del  tutto  dopo  l’editto  di  re  Ferdinando di Castiglia che espulse  dal  regno di  Spagna   e   di  Sicilia  tutti   i   membri  della  comunita’  ebraica  fra  i  quali  molti medici, rabbini, artigiani, ricchi e poveri, famosi ed umili, tutti gli ebrei di Sicilia  furono   costretti,  da  Palermo (1492),  a  lasciare  definitivamente  la Sicilia  che,  da  allora,  si impoverì   di   cultura,  tradizione  medica  e  benessere.(5,8,15).
In riferimento alla città di Catania, si può affermare che in essa, la presenza ebraica aveva  consentito  lo  sviluppo  di  molte  attivita’  economiche  contribuendo  allo  sviluppo  e  alla  crescita  della  citta’. (9,10,11).
Gli ebrei, comunque, non patirono mai  eccessi discriminatori da parte del resto della popolazione catanese, e   riuscirono  a dedicarsi   all’artigianato, al commercio  e  alle attività  economiche  di  credito.
La Sicilia, dal tredicesimo secolo divenne,  grazie  anche  agli  ebrei  dell’isola,  in  riferimento  alla categoria medica, un’isola  sede  di   affermata   scuola  medica,  anche  prima della nascita dell’Ateneo Catanese, nel 1434.
Furono, allora, gli ebrei coloro che supplirono in maniera eccelsa, in Sicilia, alla carenza  di  medici.
Quando fu istituita l’università di Catania, nel 1434, l’accesso per gli ebrei, fu più difficoltoso, per le  tasse molto più elevate,  imposte nei loro confronti.
Ai  medici  ebrei   era  concesso   il  titolo  di  “Magister”,   ai  medici   cristiani   il  titolo  di  “doctor”.(22, 23).
Il  riconosciuto   merito  degli  ebrei   nelle  arti  mediche,   costringeva   molti  cristiani ,  anche  a  Catania,  ad  un  vero   “apprendistato”   presso  gli   studi  degli  ebrei  medici.
Fra  i  cosiddetti   “chirurgici”  ebrei   meritano  di  essere  ricordati  : (3,23).
Yoseph   de  Crixio   di  Brachono  (1422),   Gaudio   de  Girachio  (1475),   Aharon  di  Lu  Presti (1429),  membro   di  una  conosciuta  famiglia  ebrea  di  medici.
Un’  altra  famiglia  di  medici  ebrei,  nel   XV  secolo,   gli   Xusen  (Vita,  Bulfarachio  e  Joseph),   originari  del  paese  etneo  di  Mineo,   trasferitisi  a  Catania,    divennero  apprezzati  e  famosi , ed  uno  di  loro,  Joseph,   si  distinse  per  l’opera  prestata,  gratuitamente,  presso  i   poveri   di   Catania.
Prima  del  1492,  quindi,  in   Sicilia  ed  a  Catania   c’è  stata,   per  lungo  tempo, una  tradizione    di   tipo   medico e chirurgico,  grazie  all’opera  degli  ebrei,  di  cui  ne  beneficiarono  regnanti,  nobili,   ecclesiastici,   umili  ed  indifesi.  (22).
  
Bibliografia
1 - N.  Bucaria,  Sicilia   Judaica,  Flaccovio,  Palermo  1996, pp 52-61.
2-  G.  Di  Giovanni,  L’Ebraismo   della  Sicilia  ricercato  ed  esposto, 
G.  Gramignani, Palermo  1748,  pp  266-275 (ristampa  anastatica,  Forni  ED. Bologna,  1967).
3-   B.  e  G.  Lagumina,  Codice   diplomatico  dei  Giudei   in  Sicilia,  3  Voll., M.  Amenta,  Palermo,  1884-1895 ( ristampa  anastatica,  premessa  di   R.  Giuffrida,  Societa’  siciliana   per  la  storia  patria,  Palermo,  1990).
4-   G.  Pitre’,  Medici,  Chirurgi,  barbieri  e  speziali   antichi   in  Sicilia,  Secoli  XIII- XVIII,  a  cura  di  G.  Gentile,  Casa  Editrice  del  Libro  Italiano,  Roma, 1942, pp 98-108.
5-   C.  Roth,  Jewish  Intellectual  Life   in  Medieval   Sicily,  in  The  Jewish  Quarterly Review,47  (1956-1957),  pp 317-335.
6-   A.  Precopi  Lombardo,  Medici  Ebrei  nella  Sicilia  Medievale, in  Trapani, Rassegna   della  Provincia, XXIX  (1984),  pp 25-28.
7-   A.  Precopi   Lombardo,  Virdimura,  dottoressa  ebrea  del  medioevo  siciliano, La  Fardelliana,  3 (1984), pp 361-364.
8-  J. Shatzmiller,   Jewish  Physicians   in  Sicily,  in  Italia  Judaica.  Gli   ebrei   in  Sicilia   sino  all’espulsione  del   1492,  Atti   del  V  Convegno   internazionale ( Palermo,  15-19  giugno  1992),   Ministero  per  i  Beni  Culturali  e  Ambientali,  Roma  1995, pp. 347-354.
9 - C.  Fontana,  Gli  Ebrei   in   Catania  nel   sec. XV,  Galati,  Catania,1909.
10 - S.   Fodale,  Mose’  Bonavoglia   ed  il  contestato  “judicatus  generalis” 
sugli   ebrei  siciliani,   in  Gli  Ebrei   in  Sicilia   dal  tardoantico   al medioevo.
Studi  in  onore   di  Mons.   Benedetto  Rocco,  a  cura  di  N.  Bucaria,
Flaccovio,  Palermo  1998,  pp.  99-109.
11-  M. Gaudioso,  La  comunita’  ebraica  di  Catania   nei  secoli   XIV   e  XV, Giannotta,  Catania,  1974.
12-  C. Gebbia,  Comunita’  ebraiche   nella  Sicilia  imperiale  e  tardo  antica  in  “Archivio  storico   per  la  Sicilia  Orientale”, 75 (1979),pp. 241-275.
13-  S.  Simonsohon,  The  Apostolic  See  and  the  Jews.  Documents  492-1401, Toronto, 1988, p. 3.
14-  S.   Simonsohon,  La  Sede  apostolica   e  gli  ebrei   della  Sicilia,  Volume  in memoria   di   A.   Vivian.  Bologna,  1993,  pp.  511.
15-  M.  Ben  Sasson,  The  Jewish  of  Sicily  825-1068.  Documents   and   Sorces,  Jerusalem,  1991.
16-   N.  Zeldes,  A  Geniza  Letter  Pertaining  to  the  History   of  Sicilia  Jewish   in  Muslim  Period,  in  Zion,  53 (1988), pp. 57.
17-  M.R. Mancuso,Insediamenti  ebraici  in Sicilia,  in  Architettura Judaica  in Italia: ebraismo, sito, memoria dei  luoghi, Flaccovio,Palermo 1994, pp154-156.
18 - E.  Ashtor, Gli   ebrei  nel  commercio   mediterraneo  nell’alto  medioevo
 in   “Settimane  di  studio  del  Centro  italiano   di  Studi  sull’alto
 medioevo”, 26 (1980), pp.  401-464.
19-  S.  Boesch  Gajano,  Per  una  storia  degli  ebrei  in  Occidente  tra  Antichita’  e  Medievo. La  testimonianza di  Gregorio  Magno,  in “Quaderni  Medievali”, 8 (1979), pp.12-43.
20 -  E.  Ashtor,  La  fin  du  Judaism  sicilien  in  “Revue  des  Etudes  Juives”, 142, (1983), pp.  323-347.
21 -  S. D.  Goitein,  Sicily  and   Southern   Italy   in  the  Cairo   Geniza   Documents, in “Archivio Storico  per  la  Sicilia  orientale”, 67 (1971),pp. 9-33.           
22- I. Vecchio,  S.  Di  Mauro,  C. Tornali,  L.  Rampello  Jr,  M. Migliore, L.  Rampello,  GS Rigo, P.  Castellino : Jewish medicine and surgery in Sicily  before 1492.  Acta Medica Mediterranea, 2012, 28: 77-82.

23 -  Medici   e  Medicina   a  Catania:  dal  quattrocento  ai  primi  del  novecento.   Maimone  editore,  Catania,  2001.

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