La presenza ebraica in Catania si fa risalire a quella più antica di Siracusa, tra le prime della prima diaspora da Israele e dura fino al 1492, epoca della cosiddetta espulsione, che in effetti risultò in una vera e propria conversione forzata di massa al cristianesimo.

Tutta la Giudecca sparì sotto la lava del vulcano Etna che la coprì completamente nel 1669 e successivamente devastata del terremoto del 1693. Tutte le vestigia, comprese quelle cartacee furono distrutte dall’incendio del 1944 appiccato dai rivoltosi al Municipio di Catania.

Vi sono comunque due testimonianze storiche: una è l’epigrafe rinvenuta nel 1929 ai piedi della scalinata della Chiesa di Santa Teresa risalente al 383 e l’altra è una lastra di marmo scoperta a Roma in Villa Torlonia risalente al 200 – 300.

Verso la fine, al tempo della cacciata, la Catania ebraica si era ridotta di molto a causa della peste del 1437 del 1463 e del 1483 dovuto all’eccessivo carico di tassazioni che aveva costretto molti ebrei ad emigrare.

Si contavano due Sinagoghe, una più grande nella parte alta e una più piccola nella parte bassa. La comunità si snodava lungo il cosiddetto Giudicello, fiume che continua a scorrere sotterraneo nella zona della pescheria.

La maestranza ebraica è ancora presente e si può constatare nel Castello Ursino.

 

Breve sintesi a cura del Rabbino S.I.D. Di Mauro

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