Purim  Di Ester

 

LO SFONDO STORICO DEL LIBRO DI ESTER






PREMESSA





 






TRE ASPETTI SINGOLARI DEL LIBRO DI ESTER:






1.      NEL LIBRO DI ESTER NON VIENE MENZIONATO IL NOME DI D’O






2.      LA SALVEZZA NON VIENE DA UN PRINCIPE DELLA CASA DI DAVID











 






Si dice che l’aspetto più singolare del Libro di Ester sia che nella narrazione della salvezza del popolo Ebraico da uno sterminio - voluto da Hamman, Gran Vizir  di Ahashverosh re di Persia -    non venga mai menzionato il Nome di D’O. Il grande storico Heinrich Graetz, negando ogni valore storico del Libro di Ester, osservava come ne venga tenuto lontano l’aspetto religioso mancandovì ogni riferimento al decisivo intervento divino e ogni invito ad elevare preghiere.






All’ opinione negativa di Graetz si può obbietare che:






E’ ipotizzabile che gli ultimi due aspetti abbiano costituito un problerma per i Maestri della Scuola di Javneh/Jamnia che. a cinque secoli dopo i fatti, giudicarono i personaggi Ester e Moedechai senza “essere stati vicini”, trascurando ogni valutazione del duro contesto storico. Forse ritenevano che non fosse lecito per loro leggere e considerare gli scritti degli storici greci.  Prevalse comunquel’esigenzadi evitare la rottura con la Comunità Babilonese e di rispettarne le tradizioni. Il Libro di Ester venne incluso nel Tenach/Canone Ebraico ma collocato fra i Rotoli/Meghillot dei Racconti e in una versione ridotta rispetto a quella non ebraica. Cosi, per rendere giustiizia ai protagonisti e affermare la storicità di quanto narrato, è necessario tenere conto del canone non ebraico, cattolico, che colloca, invece, il Libro di Ester fra i Libri Storici e in una versione contenente alcuni passi, detti “aggiunte”, che offrono notizie importanti per contrastare efficacemente coloro che presentano il Libro di Ester come un romanzo tendenzioso e privo di valore storico.






Per comprendere la storicità di quanto narrato nel Libro di Ester si devono considerare: :





1)     La struttura geografica, demografica, religiosa e economica/sociale dell’Impero Persiano Achemenide e le sue vicende storiche da Ciro il Grande fino ad Alessandro Magno.




2)     La posizione e le condizioni di vita degli Ebrei nell’Impero Persiano Achemenide, sia in Giudea che in Diaspora, essenzialmente in Babilonia




3)     Gli elementi storici disponibili per l’esatta identificazione di Re Ahashverosh, della Regina Vashti e della, probabile, origine di Haman.




4)     L’evoluzione storica che ha portato all’emanazione del decreto reale di sterminio del popolo ebraico nell’intero Impero Persiano Achemenide e, successivamente, al riconoscimento del diritto degli Ebrei di difendersi dagli attacchi.




 




L’esatto inquadramento storico di quanto narrato nel Libro di Ester consente pure di ribadire la sequenza storica, come nel canone, dei libri di Ezra e di Nehemia. Quanto narrato in questi due libri è, infatti, da collegare alle vicende dell’epoca del sovrano achemenide Artaserse I, rispettivamente al settimo e al ventesimo anno del suo regno. Nel canone non ebraico il Libro di Ester è collocato dopo il Libro di Nehemia quale ultimo libro storico. Nelle pagine seguenti si vedrà come, in un periodo di circa 60 anni, gli eventi narrati nel Libro di Ezra precedono storicamente quelli ricordati nel Libro di Nehemia. Questi, coll’ulteriore peggioramento della posizione delle comunità ebraiche, conducono, sempre storicamente, a  quanto ricordato nel Libro di Ester.




Si vedrà pure il contrasto fra la predicazione di vari profeti e le esigenze del realismo politico per ottenere ciò che il dominatore può ragionevolmente concedere e come sia difficle fargli presente l’opportunità di accordare questa o quella concessione. Chi è chiamato a parlare col tiranno, con i suoi vicari e altri suoi sudditi – che sono popoli o gruppi vicini – deve sapere come rivolgersi ai propri interlocutori..




Da allora, per oltre 2500 anni, è stato necessario seguire questa linea di azione – “con un mezzo o un altro” - per la salvezza di tutti oppure per rendere meno duro la vita sotto dominio straniero. Chi è stato chiamato ad un simile compito spesso deve esigere, in modo più o meno duro, che nella collettività ebraica vengano evitati atteggiamenti, gesti e discorsi che possano insospettire il dominatore o i suoi ufficiali.




L’importanza del Liibro di Ester – con Purim – e del Libro dei Maccabei (incluso solo nel canone cattolico) – con Channukah – risulta dal rammarico di Martin Luthero, notoriamente antisemita, di averli dovuto includere nella versione in tedesco della Bibbia: Infatti avrebbe preferito che non esistessero perché non voleva ammettere una vittoria ebraica.




Anche i Nazisti erano particolarmente attenti al Purim; la riuscità di una resistenza ebraica contro delle sopraffazioni ariane era, in certo senso, da vendicare, da ribaltare. Chi scrive ricorda un gruppo di Deportati da Terezin verso Auschwitz/Birkenau che, dopo essere stati tenuti per sei mesi in un “Familien Lager”/Campo per Famiglie, da dove diverse volte dovettero inviare cartoline per rassicurare tutti circa quella destinazione, vennero mandati alla Camera a Gas esattamente il giorno di Purim 1944. Chi scrive aveva conosciuto nel 1943 alcune di queste vittime.




Pare che Julius Streicher, direttore dI DER STURMER, un foglio antisemita particolarmente disgustoso, nel 1946 a Norimberga, prima di salire sulla forca abbia esclamato: Purim.





  




ESTENSIONE E POPOLAZIONE DELL’IMPERO PERSIANO ACHEMENIDE




 L’Impero Persiano Achemenide si estendeva dall’Oceano Indiano fino al Mar Nero e Mar Egeo e dal Mar Caspio fino al Mar Rosso e comprendeva l’Altopiano Iranico - le odierne Persia, Afganistan e Pachistan - la Penisola Anatolica, la Tracia (sui Balcani), la Mesopotamia, la Siria, la Terra di Israele, l’Egitto, la Cirenaica e parte dell’Arabia. . Nel Libro di Ester si accenna a 127 provincie.




Si calcola che nell’Impero Persiano Achemenide vivevano oltre 100 popoli con le rispettive credenze e divinità. In posizione dominante erano il popolo Persiano e quello dei Medi che occupavano l’Altopiano Iranico e, organizzati in clan guidati da nobili, erano detti Ariani. Sulla Penisola Anatolica vivevano altri popoli di stirpe indo-europea e erano numerose le città greche. Nell’altra parte, la più fertile, dell’Impero vivevano vari popoli semiti.





Come verrà evidenziato nei paragrafi seguenti, il Libro di Ester descrive il primo scontro fra popoli di stirpe ariana e popoli di stirpe semita. Da una parte il culto di Zarathustra e dall’altra i culti delle varie divinità babilonesi, siro-fenice, egizie, ecc.




Il popolo ebraico, che osservava la Legge del D’O Unico, stava solo, isolato e disperso nel vasto Impero, quasi sempre fra l’incudine dei rapporti tesi con gli altri popoli e il martello del tiranno achemenide. Come ha potuto sopravvivere?.




 




CIRO IL GRANDE, FONDATORE DELL’IMPERO PERSIANO ACHEMENIDE. CONCEDE AGLI ESULI IL RITORNO A GERUSALEMME E LA RIEDIFICAZIONE DEL TEMPIO




La storia dell’Impero Persiano Achemenide inizia intorno all’anno 550 a.e.v. col capovolgimento della struttura dell’Impero dei Medi ad opera del feudatario persiano Ciro II°, detto il Grande, che dopo aver ottenuto il riconoscimento da parte degli altri re-vassalli, si lanciò poi alla conquista di diversi regni nella Pensiola Anatolica (Lidia, Cilicia) e di territori montuosi a nord-est (Batriana ed altri regni).




Avendo conquistato il dominio sui territori montuosi, Ciro, nell’anno 539 a.e.v., poté procedere alla conquista del Regno di Babilonia comprendente anche Siria, Fenicia, Samaria e Giudea. In questo modo era Ciro il Grande a dominare sui discendenti di coloro che erano stati  portati alla cattività babilonese, di coloro che erano potuti rimanere in Giudea e di coloro che poi vi furono insediati




 




Con Ciro il Grande ha inizio la fine del mondo antico.




 



Si narra che Ciro il Grande abbia benevolmente concesso il ritorno in Giudea e che solo una  parte della diaspora ebraica si sia avvalso di questa concesione e che, in seguito, Dario I abbia verificato la validità di questo editto. Dal punto di vista storico è però più verosimile:



Dopo la distruzione del Primo Tempio e la deportazione in  Babilonia di parte della popolazione, in Giudea poterono rimanere essenzialmente i contadini. Il nobile Ghedalia, nominato governatore (era il primo “Judenrat” nella storia), affiancato dal Profeta Geremia, tentò di garantire la presenza ebraica in Giudea e, in circa tre anni, riuscì a convincere molti ex combattenti a riprendere la vita.



Gedalia venne però assassinato da un appartenente alla dinastia davidica che poi fuggì, con alcuni complici, in Egitto e costrinse Geremia a seguirlo. Questo gesto sconsiderato venne valutato quale  segno di ribellione e seguito da una nuova deportazione in Babilonia dove venne istituito il Digiuno di Gedallia.



 



Come già gli Assiri nei territori del Regno di Israele sconfitto nell’anno 722 a.e.v..anche i Babilonesi insediarono in Giudea  altre popolazioni, che avevano i propri culti. Gli esuli, ai quali era stato consentito di ritorno a Gerusalemme, trovarono altri  ormai insediati sulle terre che in passato erano appartenuti alle loro famiglie. Ne conseguì l’ovvia ostilità delle popolazioni vicine alla riedificazione di Gerusalemme. Agli occhi del dominatore achemenide, il pericolo di un’eventuale alleanza delle popolazioni semite per una ribellione contro il dominio persiano appariva quindi scongiurato. Nell’anno 516 a.e.v. sotto il regno di Dario I il Secondo Tempio era riedificato e vi poterono venire celebrati i sacrifici.



 



Ciro il Grande e i suoi due immediati successori, Cambise e Dario I, ricordati come tolleranti, portavano anche il titolo di Re di Babilonia. A differenza del dominio degli Assiri e dei Babilonesi, si rispettarono, almeno formalmente, le caratteristiche nazionali, le divinità, i culti e i templi dei vari popoli e il Principe Ereditario portava l titolo di Re di Babilonia.



Dario I, appartente ad un ramo collaterale della dinastia Achemenide dopo una breve lotta per il potere, sconfisse l’erede legittimo e divenne re nell’anno 522 a.e.v.. Dario I riorganizzò l’Impero Persiano in 20 Satrapie (viceregni) sotto lo Satrapo (vicere) con i Pasha a capo dei vari distretti. La Giudea era  parte della Satrapia Oltrefiume (ex Regno di Babilonia) e dipendeva dal Capo Distretto (Pasha) residente a Samaria.



 



Con la divisione dell’Impero Persiano in Satrapie iniziò a crescere la corruzione; i satrapi (e altri dignitari) non gradivano che a controllare i conti ci fosse una persona che non partecipasse alle loro usanze. Infatti, narra il Libro di Daniele – Cap. 6, da 1 a 24 – come i satrapi cercarono con astuzia ad accusare il ministro preposto al controllo dell’amministrazione di mancare di rispetto verso il re in quanto non lo adorava. Nel Libro di Daniele si nomina “Dario il Medo, diventato re a sessantadue anni”. Dario I, appartenente appunto al  ramo collaterale della dinastia achemenide insediato in Media,  divenne re nell’anno 522 a.e.v., circa sessantadue anni dopo la deportazione seguita all’assassinio di Ghedaliah e ricordata col “Digiuno di Gedalia”. Inoltre si parla di Fossa dei Leoni per indicare un carcere molto duro. Si parla di leoni che non agrediscono Daniele per dire che i carcerieri avevano compreso la grande malignità dei satrapi. Si dice che Dario I cercava di liberare Daniele per significare che si doveva cercare il modo per agirare la norma per cui la decisione del re non poteva venire revocata. Si vedrà in seguito come questo episodio sia simile a quanto poi narrato nel Libro di Ester.



 


Coll’Impero Persiano si amplia la dispersione – in Asia Minore, Egitto, ecc. - del popolo ebraico, anche se la Diaspora era più concentrata in Babilonia. Le grandi vie di comunicazione erano utili sia per il “Servizio di Corrieri” voluto da Dario che per gli scambi commerciali in quella vastissima area globalizzata che era l’Impero Persiano. Grazie al regime di grande tolleranza, anche le collettività ebraiche della Diaspora potevano partecipare allo sviluppo economico e molti ebrei  poterono dimostrare le proprie capacità e raggiungere buone posizioni, sia in campo economico che pressso la corte. Come già Seshbazar e Serubabel, che hanno contribuito validamente agli sforzi per la riedificazione del Tempio e della città di Gerusalemme, anche altre personalità ebraiche – fino a Mordechai e Ester - con importanti posizioni alla corte persiana poterono giovare alla vita – e alla salvezza - del popolo ebraico.


La situazione iniziò a cambiare, in peggio, con Serse, che si atteggiò a fervente fedele di Zarathustra, ostentativamente rifiutò il consueto omaggio alla divinità babilonese Marduk e, per punire una rivolta della popolazione di Babilonia, ne fece pure distruggere il tempio. In un nuovo assetto delle satrapie la Babilonia venne aggregata all’Assiria - perdendo cosi quanto restava della sua autonomia – e sottoposta ad una tassazione pesante.; Inoltre a cittadini e mercanti vennero confiscate delle proprietà, poi assegnate a Persiani; non sappiamo fino a che punto venne colpita la comunità ebraica. Quando la corte risiedava a Susa era la Babilonia a dover provvedere alle necessità. Venne poi creata la Satrapia  “Transeufrate”  comprendete la Siria e la Palestina con la Giudea, sempre dipendente dal Pasha residente a Samaria.. Cosi, le collettività ebraiche di Giudea e di Babilonia erano ormai separate dai confini delle diverse satrapie.


 


Dalla letteratura rabbinica – Midrash Abba Gurion – apprendiamo di discussioni fra dignitari persiani circa la situazione dei matrimoni fra persiani-medi e appartenenti ad altre etnie per stabilire che se il marito parla persiano allora tutta la famiglia deve parlare persiano; dalla lingua alla religione il passo è breve. Quindi, se il marito era di lingua persiana e praticava i riti di Zarathustra, tutta la famiglia doveva parlare persiano e seguire Zarathustra: Nulla viene riferito circa il caso di famiglie dove era la moglie che parlava persiano e seguiva Zarathustra; simili matrimoni erano forse ostacolati, se non pure vietati. Se poi  beni confiscati a cittadini e mercanti di Babilonia erano stati assegnati a Persiani si intendeva anche cosi stabilire la prevalenza medo-persiana, ariana, rispetto alle varie etnie semite, compresa quella ebraica. Questa politica, razzista, di Serse è all’origine delle crescenti tensioni  che portarono, in circa sessant’annii, al decreto di sterminio. Da allora è una costante della storia ebraica che il rancore sociale dovuto ad una difficile situazione economica portì a discriminazioni e persecuzioni.


Serse, per finanziare le sue guerre (perdute) contro la Grecia  aumentò a dismisura la tassazione, specialmente delle Satrape e provincie ritenute meno ubbidienti. In questo modo – tartassazione dirapina, corruzione di funzionari, terre fertili finite in mano a “proprietari” persiani (assenti e incapaci


di coltivarle), rivolte delle popolazioni depauperate - si innescò quella spirale di decadenza sociale ed economica che in cinque generazioni portò al crollo dell’Impero Persiano di fronte alla campagna di Alessandro Magno.   


Con Serse si ebbe quindi quella svolta che portò, in un arco di tempo di oltre 60 anni,  prima a conflitti fra etnie e, successivamente, alla necessità di organizzare in modo più rigido la vita delle collettività ebraica in Giudea.; All’ultimo si arrivò al proposito di Haman dello sterminio del popolo ebraico. Questo proposito dovette venire contrastato con un’accorta azione politica  alleandosi con le altre popolazioni semite.


  


EZRA E NEHEMIA AL TEMPO DI ARTASERSE I


 Rilevante per la storia ebraica nell’Impero Persiano è il periodo dei sovrani Artasere I e Dario II, successori di Serse, che vide l’opera di Ezra e Nehemia a Gerusalemme, città considerata strategica in presenza di rivolte in Egitto oppure di popoli vicini. Contemporaneamente si ebbe la diffusione dei culti orgiastici della divinità iranica delle acque e della feritlità Ardvisura/Anahita (in greco Anahitis) e la crescente influenza degli eunuchi alla corte reale.


Artaserse I continuò la politica di Serse della pesante tassazione e della iranizzazione (arianizzazione) delle ricchezze della Babilonia. Una parte considerevole della terra era finita in mano a Persiani tramite un vortice di debito, di usura e espropri. La crisi venne aggravata dalla pratica della corte achemenide di tesoreggiare l’oro metallico. In questo modo si ebbe una deflazione con conseguente aumento dei tassi di interesse a livelli insostenibili; il codice di Hamurabi stabiliva un tasso massimo del 20% mentre in quella situazione venne praticato il doppio.. La maggioranza dei giudici e dei funzionari erano ormai Persiani o Babilonesi che si erano iranizzati (arianizzati), In Babilonia la collettività ebraica si trovava, quindi,  fra persone con nomi iranici (Medi e Persiani), egiziani e aramaici. Per le comunità ebraiche ai problemi nelle attività  economiche si aggiunsero quelli della coesistenza con le altre collettività, spesso ostili, come già era il caso in Giudea, area strategica per i collegamenti con l’Egitto che nei primi anni del regno di Artaserse I era in rivolta. La rivolta egiziana, appoggiata (se non anche ispirata) da Atene venne sedata da Megabizo, Satrapa del Transeufrate, satrapia che comprendeva le aree di molti popoli semiti fra cui  anche la Giudea. Successivamente lo stesso Satrapa si ribellò a propria volta ma, in seguito, ritrovò l’intesa con Artaserse. La Giudea, con Gerusalemme, era però ”sotto attenzione” sia per la sua posizione strategica che per i rapporti con i popoli vicini.


 


Fin dai tempi di Mosè di fronte al Faraone – e fino ai nostri giorni – chi è chiamato a rappresentare il popolo ebraico di fronte al potente di turno – più o meno tirannico; più o meno demagogico – deve usare astuzia e giovarsi dei vizi e delle debolezze di chi ha di fronte. Nel caso dell’Impero Persiano si stava di fronte a sovrani che del culto di Zarathustra sapevano essenzialmente che il vino rosso era simbolo del sangue di bue e perciò fonte di intelligenza e forza; erano quasi sempre ubriachi e facili all’ira. Di questa debolezza dei re traevano vantaggio dignitari e funzionari, spesso ostili al popolo ebraico. Anche allora, per poter giocare d’astuzia nei confronti del potente, era necessario tacere molte verità al popolo che dovette, invece, venire chiamato ad una certa autodisciplina. Prediche, discorsi profetici e comportamenti popolari che potevano allarmare, di solito a torto, le autorità dovevano venire contrastate con energia. In circa 60 anni di continuo indebolimento della posizione delle comunità ebraiche nell’Impero Persiano si arriva da Ezra a Nehemia e, infine, a Mordechai e Ester.


 


La missione di Ezra (settimo anno del regno di Artaserse I), storicamente, coincise con l’inizio di una rivolta in Egitto e con un’incursione di Atene in Fenicia. La lealtà della Giudea, per la sua posizione strategica, costituiva un problema agli occhi della corte persiana: rapporti amichevoli con i popoli vicini erano indizi di possibili intese per una grande alleanza rivoluzionaria dei popoli semiti in appoggio alla rivolta egiziana e ad incursioni greche. Legami matrimoniali tra famiglie eminenti della Giudea con famiglie importanti di  popoli vicini erano quindi visti con sospetto. Dei timori degli strateghi persiani era certamente a conoscenza Ezra, scriba e sacerdote, che può essere visto come il “segretario di stato per gli affari ebraici” alla corte.


 


Ezra ottenne, oppure ebbe, l’ordine reale di andare a Gerusalemme con un gruppo di ebrei babilonesi per insegnare la Legge. In sostanza dovette far valere l’interpretazione che era doverosa la lealtà alla monarchia achemenide che aveva acconsentito al ritorno degli esuli e alla riedificazione del Tempio. Impose la lettura pubblica del Pentateuco oltreché di Sabato anche nei giorni di mercato (Lunedì e Giovedì), ristabilì rigorosamente le regole per i sacrifici al Tempio e impose il ripudio delle mogli straniere, malgrado che gli venisse  ricordato  che Ruth, straniera, era ava di Re David. Fu in quella situazione di costrizione – dovendo rassicurare il tiranno – che venne enunciata la regola (oggi tanto discussa) che ebreo è solamente chi è figlio di madre ebrea. Alla regola, riportata nella narrazione del Midrash Aba Gurion,, che se il marito era persiano, la famiglia era persiana non doveva corrispondere l’analogo principio per il caso di un  marito ebreo.


 


Ezra, compiuta la sua missione, poté tornare a Corte. La collettività  ebraica di Giudea, però, si trovò di fronte ad una maggiore ostilità dei popoli vicini che consideravano il ripudio di massa delle loro figlie quale oltraggio. Alla corte achemenide potevano stare tranquilli.


 


La ribellione del Satrapo Megabizo contro il Gran Re aveva eccitato alcune teste calde di Gerusalemme che parlavano di un  tempo propizio per una rivolta e, per prima cosa, fortificarono le mura della città. Il Pasha di Samaria, Rehum, forte del rancore delle popolazioni vicine, inviò una lettera ad Artaserse per denunciare questi lavori di fortificazione come il preparativo di una nuova ribellione. Questa delazione ebbe l’atteso successo e Rehum ricevette l’ordine, molto gradito, di distruggere le mura di Gerusalemme la cui popolazione era quindi indifesa di fronte alle prepotenze dei vicini.


 


I cittadini di Gerusalemme, nella loro ingenuità, mandarono una delegazione a Susa per chiedere ad Artaserse di revocare il proprio decreto per permettere la ricostruzione delle mura.  Una simile richiesta di revoca di un ordine reale non si era mai sentita ed era quindi del tutto assurda. Ma  il fratello del Capodelegazione Hanani, era Nehemia, che alla corte reale rivestiva l’importante carica di Coppiere del Re e, data la propria esperienza negli intrighi di corte, capiva .la necessità di ricorrere ad astuzie. Dopo tre mesi di digiuni e preghiere, Nehemia poté finalmente presentarsi, con aria afflitta, davanti ad Artaserse e ottenne un decreto che lo autorizzava a ricostruire “la città delle tombe dei padri” suoi ma senza specificarne il nome. La regola che un decreto reale non poteva venire revocato era stata, formalmente, rispettata.  Nei fatti, Artaserse tenne conto della posizione strategica di Gerusalemme sulla via militare e commerciale verso l’Egitto. In più, grazie alle riforme religiose di Ezra, che Nehemia fece  valere con grande energia, Gerusalemme poteva essere più affidabile che Samaria.


Nehemia preferì essere scortato dalla cavalleria reale sia per raggiungere in fretta la Giudea che per poter farsi valere meglio. Infatti, Nehemia incontrò subito l’ostilità dei Pasha di Samaria (Samballat), di Amon (Tobia), del vassallo arabo Gashm del regno di Dekan (Arabia del Nord) e della città filistea di Ashdod,  importante porto di mare e sbocco della via commerciale dal deserto alla costa mediterranea.


Nehemia, grazie ai poteri conferitigli da re Artaserse, riuscì a vincere i dubbi, spesso interessati,  di molti cittadini di Gerusalemme e a completare in circa due mesi la ricostruzione delle mura cittadine nel rispetto della pianta della città come era prima della distruzione e dell’esilio. In seguito governò l’area di Gerusalemme per circa 12 anni, con i poteri di un Pasha: infatti poté dare risposte dure a Samballat e Tobia. Sempre grazie ai poteri conferitigli dal Gran Re impose la stretta osservanza delle regole e dei precetti come già insegnate da Ezra. Peraltro, la rigorosa opposizione ai matrimoni misti (con donne dei popoli vicini) divenne una delle ragioni dello scisma dei Samaritani.


 Ad Artaserse succedesse, dopo un po’ di lotte e assassini, Dario II, figlio avuto con una concubina babilonese. A Dario era stata fatta sposare una sorellastra – Parasatide – nata da un’altra concubina babilonese; lo sfruttamento della Babilonia, però, continuò invariato. Da considerare che Dario II continuò la costosa guerra contro i Greci ricorrendo anche alla corruzione: sovvenzionò Sparta perché contrastasse Atene. Principale materia del contendere era la posizione delle città greche in Asia Minore. Il fatto che a quell’epoca ci fossero rivolte  in Media può indicare  che anche a carico delle popolazioni iraniche ci fosse una tassazione troppo elevata e/o che la crescente diffusione dei culti orgiastici delle divinità Ardvisura/Anahitis e Mitra abbia incontrato opposizione da parte dei fedeli più rigorosi di Zarathustra.


Negli ultimi anni di Dario II si era indebolita la posizione della colonia militare ebraica dell’Isola di Elephantine sul Nilo che era in contrasto con la popolazione nativa egiziana. In Giudea, intanto, le rivalità fra i sacerdoti vennero abilmente sfruttati dal Pasha di Samaria per favorire lo scisma dei Samaritani e separare cosi ancora meglio la collettività ebraica in Giudea dalle popolazioni vicine..


 


Pure in mancanza di notizie, è verosimile che anche la posizione delle altre comunità ebraiche nell’Impero Persiano si fosse indebolita nei rapporti, sia con gli altri popoli che con  i satrapi, quasi sempre appartenenti a famiglie eminenti delle aree che governavano e, portati a tenere conto degli umori delle popolazioni locali, esasperate per le pesanti tassazioni.


 


LA COPPIA REALE AHASHVEROSH  – VASHTI


Anche se molti storici negano il valore storico del Libro di Ester qualificandolo come un romanzo  tendenzioso, prevale l’opinione di coloro che identificano Ahashverosh in Serse, figlio di Dario I. Questa identificazione non appare convincente,  per l’assenza di assonanza fonetica (come si arriva da Serse/Xerxes ad Ahashverosh?) e, inoltre, non coglie la successione Ezra-Nehemia-Mordechai alla quale corrisponde l’evoluzione dei crescenti dubbi e sospetti della corte persiana sulla lealtà della Giudea e delle varie comunità ebraiche verso l’Impero e fino al decreto per lo sterminio.


Questi due aspetti sono, invece, compatibili con l’identifcazione di Ahashverosh in Artaserse/Artaxerxes II Mnemom (404-358 a.e.v.) quando la vasta ’estensione dell’Impero Persiano Achemenide era compatibile con la precisazione che regnava su 127 province. Infatti, è vero che Artaserse II  Mnemom aveva ereditato la rivolta dell’Egitto, resasi in parte indipendente nell’anno 405 a.e.v. sotto la giuida di Amirteo.; L’Alto Egitto era ancora rimasto sotto dominio persiano per cui risulta esatta la precisazione “fino al Cush”, cioè l’Etiopia. Ma aveva ereditato anche la vittoria su Atene e, quindi, il dominio incontrastato sulle città greche  dell’Anatolia che, in quell’occsione, si erano schierate – per evidenti interessi commerciali - coll’Impero Persiano.


Jacob Hoschander, nella sua opera quasi del tutto ignorata, partendo dall’analisi del nome della sposa di Ahashverosh/Artaserse II Mnemon, Stateira, passa prima a Asta-Teira e poi a Waschta-Teira pervenendo cosi a Waschti che nel Libro di Ester è il nome della sposa di Ahaschverosch che viene cosi identificato  in Artaserse II Mnemom. In questo modo viene confermata la storicità del Libro di Ester. 


Viene ricordato dagli storici che  Artaserse II Mnemom aveva fatto inalzare, in diverse città, statue alla divinità Arvisura/Anahitis. Il culto di Zarathistra non ammetteva idoli e accanto alla divinittà principale Ahuramazdà  non dovevano venire nominati altri dei.  Questa “riforma”, invece, nominava anche Arvisura/Anahitis e Mitra che cosi acquisivano un’importanza politica. Artaserse II Mnemom  in questo modo credeva di venire incontro ai Greci delle città anatoliche  mentre i culti orgiasitici di Arvisura/Anahitis dovevano distogliere l’attenzione popolare dalla pesante tassazione..


Non si sa quali furono le reazioni dei vari popoli semiti che adoravano Baal e Marduk. Pare che ci fu un tentativo di erigere una statua di Arvisura/Anahitis anche a Gerusalemme. Infatti, vengono ricordate delle prepotenze – elevata tassazione del culto e, forse, altre – da parte del Pasha contro il Tempio di Gerusalemme. Venne inoltre ulteriormente favorito lo scisma dei Samaritani con l’inizio della costruzione di un loro santuario a Garizim, vicino alla città di Sichem e al quale  membri scismatici della Casa Sacerdotale di Gerusalemme conferirono una parvenza di legittimità. Quanto bastava al Pasha per contrastare la collettività della Giudea e il Tempio di Gerusalemme punto di riferimento per tutte le comunità ebraiche dell’Impero Persiano..


Nel Libro di Ester viene detto che Ahashveros aveva  ripudiato Washti colpevole di essersi rifiutata a comparire, “mostrando le proprie bellezze” (cioè nuda) e con la corona in testa, ad un convitto offerto dal re ai suoi feudatari. Il ripudio appare sproporzionato ma viene spiegato dal Midrash Panim Acherim con l’opinione dei signorotti medo-persiani che questo esempio di disubbidienza agli ordini del marito avrebbe potuto venir seguito dalle altre donne. Ordinare alla propria moglie, figlia o sorella di mostrarsi nuda o seminuda per il divertimento di altri uomini è o un’umilazione per la donna oppure segno di un diffuso malcostume.


Waschti/Stateira, col rifiuto di ubbidre all’ordine di Ahashverosh/Artaserse II di “mostrare le proprie bellezze” in sostanza difese la dignità, propria e di tutte le donne. I signorotti medo-persiani che temevano che il coraggioso gesto di Waschti/Stateira potesse venir seguito dalle altre donne evidentemente avevano costumi famigliari nettamente contrari a quelli di coloro che ubbidivano ai comandamenti di “non scoprire le nudità …”, di “non commettere adulterio” e di “non desiderare la donna … del tuo prossimo” Pare che presso i popoli iranici fosse lecito l’uso di scambiarsi, in certe occasioni, le mogli.


Apprendiamo dal Midrash Abba Gurion che Washti rispose in modo duro, rivendicando la propria discendenza in linea femminile (il termine “figlia di una figlia” signifca qui discendente) da Nabucadnezar e rimproverando Artaserse II/Ahashverosh di essere un debole e troppo ubriaco.


Dalla combinazione delle notizie – Libro di Ester, Midrash, storici greci – la coppia reale Ahaschwercoshc/Artaserse II – Waschti/Stateira va vista in una nuova luce. Washti/Stateira appare da una parte orgogliosa e tragica dall’altra. Ahashverosh/Artaserse II a propria volta appare come un debole, troppo dipendente dalla madre Parisatide che da una parte era, acceccata dall’odio per Stateira/Waschti e dall’altra sosteneva le ambizioni e i tentativi di ribellione del figlio Ciro contro Artaserse II Mnemom.  Il ruolo storico di Parisatide era nefasto.


Waschti/Stateira nel Midrasch Panim Acherim viene ricordata come ostile alle comunità ebraiche (fra altro criticava la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme) e dagli storici come contraria ai Greci e all’influenza culturale greca. Proveniva da una nobile famiglia babilonese che aveva aiutato Dario II al momento delle lotte contro i rivali. Per suggellare l’alleanza Waschti/Stateira venne data in sposa ad Arsace che poi divenne re col nome di Artaserse II Mnemom.


All’inizio del regno di Artaserse II/Mnemom, con Waschti/Stateira regina, nell’Impero Persiano vi fu un continuo peggioramento della situazione delle comunità ebraiche ben rappresentato dal sogno di Mordechai, riportato dalla versione inclusa nel canone cristiano cattolico ma, stranamente, non dalla “Meghilla Ester”/Tenach e, neppure, dalla versione inclusa nel canone ciristiano protestante. Si tratta però di una “aggiunta” molto significativa per l’analisi storica.


Mordechai vede prima grida e tumulti – quindi una situazione di lotte e di ribellioni come, appunto,  verificatasi all’inizio del regno di Artaserse II. Poi vede due grandi draghi pronti a lottare fra di loro e al loro possente sibilo ogni nazione si preparò a combattere la “nazione dei giusti”. Questa parte del sogno corrisponde esattamente al contrasto tra l’elemento ariano/indogermanico (Persiani, Medi, ecc) e quello semita (Babilonia, Siria, ecc.) dell’Impero Persiano. Ma  poi si armano tutti a combattere la nazione “dei giusti”; cioè si accordano a combattere gli Ebrei. E’ da quell’epoca che il popolo ebraico si trovò sempre fra l’incudine e il martello nei contrasti fra stati, nazionalità e classi sociali.


Poi il sogno descrive l’angoscioso smarrimento di chi si vede destinato a perire; quella volta gridarono a D’O, cioè si riunirono in preghera. Da quel loro grido – da quelle preghiere – come da una pcciola sorgente nacque un grande fiume di acqua abbondante e sorsero luce e sole: gli umili furono inalzati e si sbarazzarono di coloro che godevano fama. Cioè gli Ebrei sarebbero riusciti a vincere nella lotta contro i loro potenti nemci, esattamente come viene narrato nel capitolo finale del Libro di Ester. .


Risveglaitosi Mordechai ripensò a questo sogno, e in ogni suo particolare, chiedendosi quale fosse la volontà di D’O. Dalla narrazione, Mordechai – discendente da una delle famiglie eminenti portati in cattività all’epoca della distruzione del Primo Tempio - appare quale uno degli esponenti della comunità ebraica di Susa, capitale invernale dell’Impero Persiano, con la possibilità di accedere alla corte reale e raccogliere notizie importanti.


Mordechai, come si vedrà in seguito, aveva compreso si essere stato chiamato ad agire.


  


DA VASHTI AD ESTER


Nella versione ebraica il Libro di Ester – Meghilah Ester – inizia col grande banchetto offerto da Artaserse II /Mnemom/Ahashverosh; si tratta del festeggiamento della sua vittoria sul fratello Ciro che, favorito da Parisatide, si era ribellato contro l’incoronazione di Artaserse II Mnemom con  le insegne di Ciro il Grande. Pure Washti/Stateira offrì un grande banchetto alle donne al quale partecipava, per forza di protocollo, anche l’odiosa Regina Madre Parisatide.


Come visto nel capitolo precedente, Artaserse II Mnemom/Ahashverosh, al culmine dei festeggiamenti, chiama Waschti/Stateira a venire con la corona in testa e “mostrare le proprie bellezze”, cioè nuda. A questa un’umiliazione - per Waschti/Stateira prima, per tutte le donne poi – l’orgogliosa regina, discendente per linea femminile del grande re Nebucadnazar, rifiuta di sottostare. Il re, ubriaco, per compiacere i feudatari commensali, ripudia la regina. Gli storici riferiscono che Stateira/Vashti venne avvelenata da Pararasatide al banchetto al quale avevano partecipato insieme; quell’evento viene datato all’anno 400 a.e.v.


Per calmare Artaserse II Mnemom/Ahashverosh, i cortigiani decisero di chiamare “fanciulle vergini di bell’aspetto” di tutte le provincie a corte dove vennero affidate, in attesa di una selezione, all’eunuco custode delle donne. Passati dodici mesi di periodo di purificazione e di preparazione per le fanciulle giungeva il turno di entrare dal re la sera e uscire al mattino dopo per ritornare in un’altra casa sotto l’autorità dell’eunuco custode delle concubine. Inoltre, una fanciulla non ritornava più dal re se questi non poneva in lei una particolare compiacenza e non veniva richiamata per nome.  


Dal punto di vista storico si trattò della presa in ostaggio, quasi un rastrellamento, delle figlie delle eminenti famiglie dei vari popoli semiti; una grave umiliazione. Tra le ragazze cosi rastrellate ci fu  anche Hadassa/Ester, un’orfana, cugina di Mordechai, che riuscì di raccomandarle di non dire di essere Ebrea; una situazione umiliante, che spesso si ripetè nei secoli  fino ai nostri giorni.


Mordechai, avendo ancora la possibilità di accedere alla corte, trovò il modo di comunicare con Ester per tramite di alcuni eunuchi fidati. Avrà cosi saputo che Ester, giunto il suo turno, dopo essere entrata dal re una sera il mattino successivo era entrata nella casa delle concubine.Se poi il re poneva in lei una particolare compiacenza poteva venire richiamata per nome.


E’ narrato che in seguito Ester venne presentata come la nuiova regina ad un banchetto offertto dal re ai suoi feudatari e dignitari; ma che neanche in quell’occasione abbia detto di essere Ebrea. Ma pure la regina poteva vedere il re solo in certi momenti. Ester trovò comunque il modo di riferire al re che Mordechai aveva appreso di una congiura per assassinarlo, ma senza fare cenno alla parentela. Questo merito di Mordechai venne annotato nelle cronache anche se non premiata.


In quegli stessi anni il debole re Ahashverosh/Artaserse II Mnemom nominò nuovo Gran Vizir Haman, chiamato nel Libro di Ester Agiaghita – discendente di Agiagh il re di Amalek sconfitto da Saul – per signifcare che apparteneva ad un popolo, non espressamente nominato, da sempre ostile al popolo ebraico. Essendo il feroce popolo di Amalek stato sconfitto prima da Saul e da David poi, molti videro nell’indicazione di Haman quale discendente di Agiag, ultimo re di un feroce popolo scomparso secoli prima, un’ulteriore argomento per negare la storicità del Libro di Ester senza domandarsi sui motivi della menzione di quell’origine del crudele personaggio.


Amalek viene descritto come un popolo forte e feroce. Autori arabi medievali menzionano che Amalek per secoli, abbia pure tirannegiato le tribù che vivevano  nell’Arabia occidentale, costa del Mar Rosso.


La sconfitta inflita da Saul prima e da David poi non vale ad escludere la sopravvivenza di clan, probabilmente guidati da discendenti dell’ultimo re Agiag, che per secoli abbiano condotto la vita di predoni del deserto arabo: L’Arabia venne poi conquistata e ridotta, formalmente, a regno vasallo più che a satrapia. Percio appare possibile che un discendente di Agiag (re di Amalek, sconfitto e ucciso)   abbia potuto inserirsi nella gerarchia della corte achemenide.


E’ detto che dopo che Haman era stato inalzato al rango di Gran Vizir tutti i cortigiani si inchinarono davanti a lui ad eccezione di uno,  appunto Mordechai. In termini di analisi storica ciò  significa che a corte tutti ( quasi) aderirono ai disegni del nuovo Gran Vizir – discendente da un popolo di predoni - di portare avanti l’unificazione dei vari popoli sotto il culto sincretista-orgiastico


di Ardvisura/Anahitis . Inoltre annullare progressivamente i culti e tradizioni dei vari popoli e  appropriarsi dei tesori dei rispettivi santuari non ancora distrutti  che erano centri della vita sociale ed economica, anche con la funzioni creditizia, delle rispettive .comunità: Per cui la loro distruzione, con il conseguente saccheggio dei rispettivi tesori,  avrebbe accentuata la  decadenza economica di regioni e popolazioni già pressate dalla pesante tassazione. E’ verosimile che sacerdoti e personaggi eminenti di quelle comunità abbiano compreso il pericolo.


La posizione del popolo ebraico in questa situazione era singolare perché in tutte le province del regno vivevano comunità ebraiche  che osservavano la (loro) Legge (dettata dal Signore non raffigurato in statue o altre immagini), diversa da quelle dei popoli vicini.. A questa descrizione Haman aggiunse la calunnia accusando questo popolo, senza però nominarlo, di non osservare la legge del re al quale,, quindi, non giovava accordare loro tranquillità. Nel corso dei secoli seguenti e fino al tempo nostro i nemici del popolo ebraico seguirono sempre lo schema di Haman: Alla descrizione della condizione di dispersione segue la calunnia di mancato rispetto delle leggi e degli interessi dello stato per “motivare” persecuzioni in varie forme.


Haman aveva scelto proprio il primo giorno del mese di Nissan (primo dell’anno) per “tirare a sorte”, in un rito condotto da sacerdoti, e “trovare” cosi nel mese di Adar (ultimo dell’anno) il giorno di una importante festività persiana per inserire tra le manifestazioni orgiastiche lo spettacolo dello sterminio di massa del popolo ebraico. Avendo fatto svolgere il rituale del “sorteggio” dai sacerdoti si poteva motivare il massacro con una pretesa volontà della divinità. Quante volte nei secoli comunità ebraiche vennero massacrate con una simile “giustiifacazione” Ottenuto l’assenso del debole re, Haman fece scrivere dai segretari decreto di sterminio proprio il giorno tredici di Nissan, antivigilia di Pesach; una finezza. Quel decreto non poteva essere  revocato..


Mordechai, appresa la notizia del cedimento del re al volere di Haman di distruggere il popolo ebraico assunse il tradizionale atteggiamento di lutto: “si stracciò le vesti, si coprì di un sacco, si cosparse di cenere” ma  dopo  si ricordò che il volere di D’O gli imponeva di agire.


Nei giorni della tenebre della Shoah venne dato il responso “Se con decreto del nemico è stato pronunciata la condanna a morte di una comunità e con un mezzo o un altro è possibile salvare una parte allora i  dirigenti di quella comunità devono raccogliere tutte le loro forze spirituali e salvare quella parte.” Ciò vale oggi, e valeva allora. Se poi è possibile salvare tutte le comunità di quell’impero, regno, stato le forze spirituali devono essere maggiori.


 


CONTRO HAMAN


Trattandosi della salvezza di tutte le comunità ebraiche dell’Impero Persiano la lotta doveva venire guidata dai dirigenti della comunità della capitale Susa e, fra questi, proprio da Morechai che ancora poteva accedere a corte e aveva buoni contatti con eunuchi fidati. Per la salvezza di tutti era necessario usare “un mezzo o un altro”. Uno dei mezzi era l’azione di Ester sul debole re e l’altro era l’azione di Mordechai per stringere alleanze con altre comunità di stirpe semita che erano pure loro minacciate dalla politica dell’arianizzazione (iranizzazione) forzata.


In queste situazioni, le forze spirituali vengono dalla Fede, anche se non si pronunica il Sacro Nome in ogni momento.


Mordechai ricorda ad Ester, in un messaggio affidato ad un eunuco,. che la sua posizione al palazzo reale non le dava la sicurezza di sfuggire alla sorte del popolo la cui salvezza comunque sarebbe venuta da altro luogo. Ester risponde, sempre per tramite dell’eunuco, che poteva andare dal re solo se chiamata e che, con le proprie ancelle, avrebbe osservato un diigiuno di tre giorn, al quale doveva associarsi, riunendosi in preghiera,  la comunità di Susa.


Ester, per rivolgersi al re, doveva tenere conto del rito divinatorio persiano di bere vino quando si prendevano decisioni né poteva trascurare il grande potere di Haman. Con grande intuito femminile, Ester chiese al re di venire insieme a Haman a un banchetto che lei avrebbe preparato. A quel banchetto, mentre beveva vino, il re domandò ad Ester “Quale è la tua richiesta? Ti sarà concessa.” Ester intuisce però che non era ancora il momento di esporre al re la sua vera richiesta per la salvezza del popolo ebraico. Si limitò quindi a chiedere che il re e Haman venissero anche il giorno successivio. Haman si convinse di avere Ester favorevole e non ebbe sospetti.


Al secondo banchetto con il re e Haman, era ormai maturo il tempo perché Ester, con l’impiego delle sue grazie, con grande astuzia femminile trovasse il tono giusto per esporre al re il pericolo corso dal suo popolo – ancora non specificato – per colpa di Haman. A questo punto, il re esce per respirare aria pura nel giardino, evidentemente per riprendersi dagli effetti del vino e chiarirsi cosi le idee. Haman cerca di convincere Ester ma, nella foga del discorso, perde l’autocontrollo e arriva a toccare la regina. Il re, rientrato in quel momento, crede di vedere un tentativo di violenza contro la regina  proprio nel palazzo reale; un gesto da pena di morte. Appare quindi provvidenziale l’intervento di un eunuco che indica al re la forca che Haman aveva fatto preparare per impiccarvi Mordechai. Il re, infuriato, disse solo “appicateci lui” e gli eunuchi non persero tempo.


Haman venne impiccato proprio sulla forca che lui aveva destinato a Mordechai e i suoi dieci figli  seguirono la stessa sorte: Ester ricevette in dono la casa di Haman e Mordechai venne nominato nuovo Gran Vizir; ciò non bastava però per la salvezza del popolo ebraico essendo i decreti del re irrevocabili. Ester e Mordechai dovettero quindi stendere un nuovo decreto per permettere agli Ebrei di difendersi dagli attacchi:


Venne cosi riconosciuto il diritto all’autodifesa, che negli anni precedenti, col progressivo peggioramento della posiizione delle comunità ebraiche, o era stato disatteso nei fatti o revocato in qualche forma.    


Nel successivo mese di Adar, in occasione della festa orgiastica persiana per Ardvissura/Anahitis, gli Ebrei poterono di difendersi dagli attacchi. Viene detto che trovano l’appoggio dei satrapi perché grande era Mordechai. Signifca che Mordechai era riuscito, in pochi mesi, a stringere l’alleanza con gli altri popoli semiti e ottenere cosi l’aiuto dei relativi satrapi che ormai appartenevano alle famiglie eminenti delle loro satrapie.


Artaserse II Mnemom/Ahaschwrosch con la nomina alla carica di Gran Vizir di Mordechai, che cosi venne anche compensato per aver smascherato un complotto, tentò di inaugurare una nuova politica di maggior apertura ai popoli semiti. Era ormai troppo tardi.


 


DA ARTASERSE II  AD ALLESSANDRO MAGNO


Gli anni successivi del regno di Artaserse II Mnemom sono segnati da varie rivolte di satrapi che si consideravano ormai quali monarchi erediitari. La Giudea era, ovvaimente coinvolta nella sollevazione del Satrapa del Transeufrate.  


Si ebbe anche il conflitto con Sparta, alleata dell’Egitto che si era reso indipendente.


Alla morte di Artaserse II Mnemom diventa re il figlio col nome di Artaserse III Ochus. Il figlio della sfortunata regina Waschti trovò prudente far assassinare tutti i fratelli. Questo re sanguinario era pure molto ostile alle comunità ebraiche; si ha notizia del trasferimento (deportazione?) di gruppi dalla Giudea ad Ircania, sul Mar Caspio.


Artaserse III Ochus nominò nell’anno 344 a.e.v.Gran Vizir l’eunuco Bagoa che poi condusse la campagna per la riconquista dell’Egitto. Nell’Impero Persiano comandava  ormai, anche ufficialmente,  un eunuco che poi, nell’anno 338 a.e.v. fece assassinare il re Artaserse III Ochus per sostituirlo prima con Arsete e, subito dopo, con lo sfortunato re Dario III, forse l’ultimo discendente della dinastia achemenide,  decimata dagli assassini.


Contemporaneamente,in quegli anni, Filippo II di Macedonia unificò la Grecia sottomettendo le  rissose città-stato. Il figlio  Alessandro, poi chiamato Magno, si avvò alla conquista dell’Impero Persiano ormai privo di coesione interna. Nell’anno 333 entrò in Giudea, dove incontrò il Sommo Sacerdote con alcuni cittadini eminenti di Gerusalemme ai quali promise di conservare i privilegi. Passò poi in Egitto dove i sacerdoti gli tributarono quegli onori divini che il Sommo Sacerdote di Gerusalemme certamente non poteva offrirgli.


Nell’anno 332 a.e.v. si ebbe la vittoria di Alessandro nella battaglia di Gaugamela. Con la morte in battaglia  di Dario III si estinse la dinastia achemenide ed ebbe fine il primo Impero Persiano, quello Achemenide,

fonte: Wolf Murmelstein

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